Articolo a firma di Matteo Vegetti apparso su Business Insider Italia in data 29 marzo 2019.

  • Jerry Kaplan è un visionario a pieno titolo: nella sua startup Go Corporation partecipò allo sviluppo del primo tablet computer e iniziò a lavorare al primo smartphone, mentre per il suo sito Onsale.com fu co-inventore del formato delle aste online, che poco tempo dopo fece la fortuna di eBay
  • In questa intervista concessa a Business Insider, Kaplan — in Italia pochi giorni fa per la Milano Digital Week e l’Executive Summit di Sap — parla del futuro che ci attende, dando consigli su come far fronte all’automazione del lavoro e spronando a riprenderci il controllo dei nostri dati personali
  • Anni prima del suo influente testo Intelligenza artificiale scrisse un avvincente libro autobiografico sull’esperienza di Go Corporation, Startup, che Luiss University Press ha recuperato pubblicandolo in Italia pochi giorni fa

Ci sono pochi dubbi sul fatto che Jerry Kaplan abbia fiuto.

Nel 1987 fondò Go Corporation, una startup che sviluppò il primo tablet computer; nel 1994 lanciò il sito Onsale.com, basato sul nuovo formato delle aste online, del quale fu co-inventore e che avrebbe poi fatto la fortuna di eBay, fondata esattamente un anno dopo.

Ma oltre al fiuto Kaplan ha anche un buon orecchio: fu uno dei creatori del Synergy, la prima tastiera musicale interamente digitale, usata in seguito per la colonna sonora del film Tron.

Negli anni ha creato altri prodotti e aziende, ha insegnato in vari atenei (è tuttora professore della Stanford University) e ha scritto bestseller come Intelligenza artificiale, che l’ha attestato come uno dei massimi esperti sull’argomento.

È appena stato in Italia per partecipare come relatore alla Milano Digital Week e per presentare un avvincente libro autobiografico del 1996 sull’esperienza di Go Corporation, Startup, che Luiss University Press ha recuperato pubblicandolo in Italia pochi giorni fa.

In questa intervista concessa a Business Insider, Kaplan parla del futuro che ci attende, dando consigli su come far fronte all’automazione del lavoro e agli sviluppi dell’Ia e spronando a riprenderci il controllo dei dati personali.

Partiamo da un argomento che ha trattato in modo molto approfondito nel suo libro Le persone non servono: lavoro e ricchezza nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Potrebbe spiegare in poche parole quali tipi di impieghi saranno più colpiti dalla crescente automazione del lavoro?

Se il lavoro che svolgete prevede una serie ben definita di compiti con un fine chiaro e oggettivo, il vostro impiego potrebbe effettivamente essere a rischio. Il motivo è che questi sono i tipi di attività che le macchine di domani, basate sull’intelligenza artificiale (Ia), svolgeranno in modo efficace.

In generale questi impieghi tendono ad avere una natura transazionale, invece che sociale: cose come imbiancare un muro, interpretare una Tac, rifornire scaffali, tagliare l’erba, ispezionare alcune parti di uno stabilimento o controllare il passaporto dei viaggiatori internazionali. Non sono tutte attività fisiche, ma molte lo sono.

Molti di questi impieghi non possono ancora essere automatizzati oggi, perché richiedono facoltà di percezione sensoriale o il coordinamento tra mani e occhi. E questo è esattamente ciò che la nuova tecnologia di machine learning è in grado di fornire— sostanzialmente, dota le macchine e i computer di occhi e orecchie.

Qual è la cosa migliore che possa fare una persona, se è consapevole che la sua professione verrà sicuramente automatizzata e vuole guadagnare qualche anno di tempo finché non andrà in pensione?

Mi spiace ma non ho una risposta magica da dare a questa domanda. Forse nascondersi da qualche parte? (Ovviamente è una battuta).

Quale può essere invece una soluzione a lungo termine per i lavoratori più giovani, che in un mondo automatizzato non potranno continuare a fare lo stesso lavoro ma dovranno comunque guadagnarsi da vivere?

Se è probabile che il vostro lavoro sia automatizzato, vi raccomando di prendervi il tempo di approfondire le competenze specifiche richieste dai datori di lavoro della vostra zona e le posizioni che hanno difficoltà a assegnare a qualcuno. A quel punto trovate il modo di acquisire le competenze necessarie.

Non date per scontato che per il semplice fatto di essere stati formati su una professione specifica dobbiate svolgerla il resto della vostra vita!

Al di là di ciò che ogni individuo può fare per prepararsi al futuro che ci attende, quali cambiamenti di maggior respiro potrebbe apportare la società per adeguarsi a un futuro che potrebbe non essere più basato sul lavoro?

Secondo me il fatto che in futuro non esisteranno più lavori è un falso mito. Piuttosto, la natura del lavoro cambierà, come ha fatto in tutto il corso della storia.

I nuovi lavori però saranno quelli che non potranno essere automatizzati grazie all’Ia; fanno parte di questo gruppo soprattutto le professioni che richiedono competenze relazionali e la capacità di instaurare un rapporto personale con gli altri — clienti privati, clienti business, colleghi eccetera.

Esiste una preoccupazione crescente, sia all’interno della popolazione sia tra gli studiosi, sui cambiamenti tecnologici e sulle loro implicazioni. Il sentimento generale sembra essere la paura, associata alla mancanza di controllo (a partire dall’utilizzo dei nostri dati personali). Chi eserciterà il controllo sui cambiamenti in corso e si assicurerà che si sviluppino in modo da dare benefici agli esseri umani?

Dobbiamo riprenderci il controllo e la proprietà delle nostre informazioni personali dalle corporation. I governi dovrebbero monitorare da vicino e regolamentare quali tipi di dati possano essere raccolti, quanto a lungo si possano conservare e quali usi se ne possano fare.

Le aziende che non rispettano la legge dovrebbero essere condannate a pene severe. L’Unione Europea è leader mondiale sotto quest’aspetto e rappresenta un buon modello per gli altri Paesi.

Nel suo libro autobiografico del 1995 Startup racconta l’accidentato percorso della sua azienda, Go Corporation, dai primi successi al fallimento finale. Come sono cambiate le cose per le startup negli anni trascorsi da quell’esperienza?

Il mondo delle startup è cambiato molto. Più che altro, è molto più facile oggi avviare un’impresa e ottenere finanziamenti, ma è improbabile che si riceva dagli investitori l’attenzione e il supporto individuale che io ebbi la fortuna di ottenere negli anni Novanta.

Mentre le tecnologie specifiche sono cambiate, il processo seguito per fondare un’azienda e dar vita a nuovi mercati è lo stesso di sempre. La cosa importante è capire il proprio mercato e i propri clienti. Questo è di gran lunga più importante della tecnologia che si usa.

Avrebbe mai immaginato, all’epoca, quanto sarebbe avanzata la tecnologia e quanto profondamente avrebbe influito sulla nostra vita?

Francamente sì. Ovviamente non avrei potuto mai conoscere ogni dettaglio, ma la maggior parte di quello a cui assistiamo oggi, a livello generale, sarebbe stata piuttosto facile da prevedere.

La mia azienda Go Corporation creò il primo tablet, e stavamo lavorando al primo smartphone quando fummo acquisiti da AT&T… che sfortunatamente pochi anni dopo sospese il progetto.

Senza dubbio ci rendemmo conto dell’opportunità rappresentata dall’e-commerce; di fatto, poco dopo l’acquisizione della mia impresa da parte di AT&T fondai una delle prime aziende di e-commerce (Onsale.com).

Che cosa direbbe alle persone che vorrebbero poter fermare lo sviluppo della tecnologia (e in particolare dell’Ia), che vorrebbero semplicemente avere un grande bottone rosso da poter premere per fermare questo processo e tornare al mondo di prima?

Sono sicuro che le persone che hanno vissuto le transizioni precedenti nella storia avrebbero voluto tornare ai “vecchi tempi”, ma questo non è possibile e nemmeno desiderabile. Non vorrete davvero tornare ai tempi dei calessi trainati dai cavalli!

Non c’è modo di fermare l’Ia e non c’è motivo di volerlo fare. In generale darà maggiori benefici alla società, rendendoci più ricchi, riducendo i costi e migliorando i servizi. Avrà anche alcuni lati negativi,come la potenziale perdita della privacy, e consentirà di instaurare regimi autoritari in diverse parti del mondo.

Quello a cui dovremmo dare la priorità è assicurarci il più possibile di ottenere i benefici e ridurre al minimo i costi e i rischi.

L’Ia non è intrinsecamente “buona” o “cattiva”, più di quanto non lo fossero il motore elettrico o quello a vapore. È semplicemente una tecnologia che rende possibili un gran numero di nuove e straordinarie
applicazioni.