Articolo a firma di Valerio Mariani apparso su Business Insider Italia in data 2 ottobre 2018.

Recentemente un’analisi elaborata da Aster, consorzio dell’Emilia Romagna per l’innovazione e il trasferimento tecnologico al servizio di imprese, università e territorio, ha evidenziato che attraverso il programma di ricerca europeo Horizon 2020 sono stati erogati all’Italia un totale di circa 2,5 miliardi di euro di cui circa 740 milioni di euro sono andati alle università.

Con uno stanziamento complessivo di circa 77 miliardi di euro dal 2014 al 2020, il programma Horizon 2020 è il più importante programma di finanziamento per la ricerca e l’innovazione lanciato dalla Comunità Europea.

Milioni di euro vengono erogati ad aziende, soggetti privati, centri di ricerca, università e pubbliche amministrazioni in grado di presentare progetti innovativi di alto livello in ambito scientifico e tecnologico, al fine di favorire la collaborazione tra i diversi protagonisti e abilitare l’innovazione in Europa.

Dalla nostra indagine risulta che la Comunità Europea si tutela in modo molto efficace dalle aziende o dagli enti che tentano di accaparrarsi i soldi a fronte, per esempio, di un impegno dichiaratamente superiore a quello effettivo. Succede, poi, che soprattutto negli Enti di Ricerca, ci siano persone che hanno l’incarico esclusivo di organizzare gruppi di aziende al fine di costruire progetti da presentare a Horizon 2020. Ed è altrettanto vero che esistono progetti bocciati e aziende che in corso d’opera si ritirano per qualche motivo, ma su questo i responsabili di Horizon 2020 non ci hanno fornito dati o esempi oggettivi.

L’ambito di Horizon 2020 è decisamente vario, mantenendo ilfattore comune dell’innovazione tecnologica, possono partecipare aziende ed enti interessati a sviluppi in praticamente qualsiasi settore; sul sito ufficiale sono illustrati gli ambiti.

Il meccanismo di Horizon 2020

Per illustrare il meccanismo di Horizon 2020 abbiamo chiesto a due aziende che hanno partecipato tramite consorzio ad alcuni progetti presentati al programma della Comunità Europea.

CA, colosso mondiale del software, sta lavorando a due progetti, Enact e Aloha, il primo per lo sviluppo di una nuova generazione di sistemi IoT affidabili e sicuri e il secondo per la realizzazione di algoritmi di Intelligenza Artificiale al fine di renderla più “etica”.

Victor Muntes, vicepresidente CA e responsabile della Ricerca Strategica ci spiega:

Uno dei vantaggi maggiori della partecipazione a un consorzio per un progetto finanziato da Horizon 2020 è la possibilità di creare un network tra aziende e centri di ricerca europei. Il lavoro comune su questi progetti permette di creare nuove tecnologie da proporre al mercato. Discutiamo gli obiettivi di ogni progetto UE al quale intendiamo partecipare con il nostro Cto (Chief Technology Officer) mondiale e un ‘Angel team’ di ricerca interna”.

In pratica si definisce l’apporto dell’azienda a un determinato progetto all’interno di un certo raggruppamento di società ed enti e si costruisce la squadra che ci lavorerà.

Il modello Horizon 2020 prevede sempre la costituzione di un consorzio e lo sviluppo di un progetto da presentare al vaglio delle Commissioni Europee che dovranno decidere se finanziarlo e si faranno garanti dello stato di avanzamento dei lavori. Spesso il lavoro si sviluppa nell’arco di tre anni e ogni anno il consorzio deve presentare ai Commissari il lavoro svolto. L’erogazione dei fondi non segue regole precise, è la Commissione Europea che decide come, quanto e quando.

Horizon 2020: l’esperienza positiva di un’azienda italiana

3rdPLACE, azienda italiana specializzata nella Digital Intelligence, si appresta a partecipare al secondo progetto.

Il primo – ci racconta Pierluigi Vacca, partner e Chief Operating Officer di 3rdPLACE – è stato il progetto SSIX che aveva l’obiettivo di creare dei Social Sentiment Analysis Financial IndeXes. L’idea era di definire degli indici che misurassero quanto un dato variabile, per esempio l’andamento di un titolo in Borsa, potesse essere influenzato o meno da conversazioni sui social network. In particolare, il team di 5 persone di 3rdPLACE che ha lavorato tre anni al progetto SSIX si è occupato del monitoraggio, della collezione e del raggruppamento dei dati richiesti”.

La procedura di controlloprosegue Vacca – è molto dettagliata. Giustamente la Comunità Europea è molto rigorosa nel monitoraggio del progetto e nella richiesta delle informazioni: ogni azienda deve rispettare le scadenze e compiere nel modo migliore l’attività che l’è stata richiesta e per cui riceve i fondi”.

In ogni caso, 3rdPLACE valuta l’esperienza molto positiva, al punto che da SSIX è nata una nuova offerta per il mercato Fintech: 

“È stata un’esperienza molto formativa, ci ha permesso di costruire nuovi contatti ed è stata d’ispirazione per un’offerta molto in linea con le richieste del mercato”.

3rdPLACE ha, così, deciso di rilanciare partecipando a CSAWARE. Si tratta di un progetto di cybersecurity che ha l’obiettivo di costruire un algoritmo che, attraverso il monitoraggio degli apparati di sicurezza, fornisca un avviso tempestivo di un attacco informatico.

Il servizio sarebbe destinato – afferma Vacca – soprattutto alla Pubblica Amministrazione Locale che spesso non possiede gli strumenti informatici per una protezione proattiva dei dati dei cittadini”.

Un gruppo di ricerca che partecipa a un progetto Horizon 2020 – prosegue Victor Muntes di CA – ha il potenziale per influenzare la strategia di sviluppo di un prodotto software. Si potrebbero citare molti esempi di come alcune idee sviluppate per Horizon 2020 siano alla base di nuovi progetti di incubazione o di prodotti tecnologicamente innovativi”.

Attraverso progetti come ENACT o ALOHA  – prosegue il manager di CA – stiamo affrontando sfide interessanti come abilitare una nuova generazione di sistemi IoT affidabili o rendere l’AI più etica. Si tratta di problematiche alle quali la comunità scientifica e l’industria non hanno ancora saputo rispondere”.

L’Italia, a detta del manager, svolge un ruolo molto attivo nello scenario europeo di ricerca tecnologica. Il progetto ALOHA, per esempio, è coordinato dall’Università di Cagliari e a questo e ad altri partecipano il Centro Ricerche Fiat Scpa, ST Microelectronics, Pluribus One, Santer Reply e l’Istituto del Servizi di Ricovero e Assistenza agli Anziani (ISRAA).

Una volta concluso e presentato, la Comunità Europea archivia il progetto e lo mette a disposizione per consultazione ma non si occupa di stimolarne l’evoluzione in un offerta specifica, d’altronde non è il suo compito.

 

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