La ricerca, realizzata da The Adecco Group e BCG, rivela che a livello internazionale sia i lavoratori che i datori di lavoro riconoscono la necessità di sviluppare nuove competenze “a prova di futuro”, ma non esiste un sistema universale per aggiornarle costantemente.

I lavoratori sono preoccupati per il profondo impatto che i cambiamenti tecnologici stanno avendo sulle professioni e si aspettano che i datori di lavoro li sostengano nell’acquisizione di nuove competenze “a prova di futuro”. Grazie alle risposte di circa 4.700 lavoratori in nove paesi tra cui anche l’Italia e interviste approfondite con dirigenti di aziende e istituzioni, lo studio Il Lavoro alla Prova del Futuro: Velocizzare l’Acquisizione di Competenze per Stare al Passo con i Cambiamenti, realizzato da Adecco Group in collaborazione con Boston Consulting Group (BCG), apre una finestra sulle modalità attraverso le quali le aziende si stanno preparando al mondo del lavoro del futuro e come i lavoratori si dovrebbero organizzare per affrontare i cambiamenti in atto.

In particolare, lo studio si concentra sull’indiscutibile importanza che l’acquisizione di nuove competenze ha per tutti i lavoratori, la cui occupazione è strettamente legata agli sviluppi tecnologici. La formazione continua finalizzata a reskilling e upskilling è sentita come necessaria e importante per migliorare l’occupabilità dei singoli, ma è ostacolata da fattori come la mancanza di tempo e costi della formazione stessa.

Dall’altro lato ci sono le aziende, consapevoli dell’importanza di disporre delle giuste abilità per tenere testa ai cambiamenti presenti e futuri. Rivestono un ruolo sempre più attivo nell’affiancamento dei propri dipendenti durante i processi di formazione continua. Generalmente, però, si muovono quando i cambiamenti sono già in atto, mancando quindi di una visione strategica e a lungo termine.

Lo studio si concentra su due grandi settori che negli ultimi anni hanno subito più trasformazioni, ovvero quello dei servizi finanziari/assicurativi, sottoposto a un alto grado di automazione e digitalizzazione, e quello dei beni di consumo/dettaglio, che è dovuto andare incontro alle vendite su dispositivi mobili, alla centralità del cliente, all’automatizzazione dei supermercati, alla personalizzazione e alla nascita di nuovi soggetti innovativi di piccole dimensioni.

 

La situazione in Italia

Secondo la ricerca, nel nostro Paese la consapevolezza relativa all’importanza di un aggiornamento professionale tailor made e “a prova di futuro” delle competenze individuali è minore rispetto alla media degli altri paesi, ma gli italiani sono più avanti dal punto di vista delle digital skill rispetto ai colleghi internazionali:

  • Il 53% degli intervistati italiani si ritiene responsabile in prima persona dell’acquisizione di nuove competenze (contro il 62% della media globale)
  • Il 52% ha già acquisito competenze digitali (contro una media del 39%)
  • Il 23% pensa che la principale barriera per l’aggiornamento delle proprie competenze sia rappresentata dalla mancanza di programmi di formazione (contro una media dell’11%) e il 64% si aspetta che siano i datori di lavoro a doverli organizzare (la media globale è del 59%)

Con l’evoluzione sempre più rapida del mercato del lavoro nasce l’esigenza di aggiornare costantemente le competenze professionali, migliorando così non solo la competitività degli individui, ma anche quella delle aziende” – Commenta Andrea Malacrida, Country Manager di The Adecco Group Italia– “In Italia abbiamo già raggiunto un buon livello di competenze digitali, fondamentali per garantirsi l’occupabilità nel prossimo futuro, ma la strada da percorrere è ancora lunga. È fondamentale diffondere la cultura di una formazione continua, sia a livello aziendale che personale: questo è il cambio di paradigma che vogliamo portare nei prossimi anni al mercato del lavoro italiano”.

I risultati della ricerca a livello internazionale

I lavoratori sono generalmente consapevoli dei cambiamenti all’orizzonte:

  • I due terzi di coloro che hanno risposto al sondaggio dichiara che il proprio lavoro cambia profondamente almeno ogni cinque anni grazie al progresso tecnologico
  • Un terzo è preoccupato di perdere il lavoro a causa della tecnologia
  • I due terzi dichiarano che sono loro stessi ad essere i primi responsabili dell’acquisizione di nuove competenze
  • Secondo il 77% degli intervistati le politiche di formazione di un’azienda influiscono sulle decisioni relative alle nuove posizioni

Le aziende sono alle prese con una serie di cambiamenti, tra cui.

  • L’incentivo a fornire percorsi di training rappresenta una sfida; le aziende potrebbero pagare per l’aggiornamento delle competenze dei propri dipendenti che, a seguito dei futuri cambiamenti, potrebbero non continuare a lavorare per loro.
  • Le aziende devono fare molte scelte per fronteggiare un futuro incerto.
  • È fondamentale agire adesso. Le aziende non possono permettersi di prendere decisioni solo quando i trend del futuro sono ben delineati. Coloro che non riescono a pianificare e investire ora potrebbero rendersi conto che il ritardo influisce negativamente sullo sviluppo del business.

 

Le soluzioni in vista

Quello che serve è un cambiamento di mentalità. Le aziende e i lavoratori devono considerare l’acquisizione di nuove competenze come un mezzo per affrontare il futuro. È necessario adottare un approccio più flessibile, stabilendo un percorso di aggiornamento che possa essere adattato alle mutevoli circostanze” commenta Judith Wallenstein, BCG senior partner e coautore del report.

Alain Dehaze, CEO di Adecco Group, aggiunge: “L’aggiornamento e l’apprendimento lungo tutto l’arco del percorso professionale è ciò che aiuterà i candidati a distinguersi dalla massa, mentre le aziende che offriranno opportunità di apprendimento saranno considerate un luogo di lavoro più attraente“.

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